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L’ALLARME MERCURIO |
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ALLARME MERCURIO |
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Il mercurio è presente
dappertutto nell’ambiente.
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Ha contaminato suolo, acqua ed alimenti.
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Inoltre molti di noi, ancora oggi, si piazzano, all’interno del proprio
organismo, veri e propri depositi di mercurio
(vaccini, assunzione di
pesci di grande stazza ed amalgame dentarie).
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IL MERCURIO E' NEUROTOSSICO |
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Nell'Inghilterra Vittoriana (XVIII secolo), veniva
usato il
nitrato di mercurio per
togliere i peli dalle pelli usate
per
confezionare cappelli a falda larga:
il mercurio
provocò molti casi di danni cerebrali fra i cappellai.
I
loro
comportamenti bizzarri vennero celebrati
da
Lewis Carroll che nel suo"Alice nel paese delle Meraviglie"
creò il
personaggio del Cappellaio Matto.

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ELENCO DEI
VACCINI
CONTENENTI MERCURIO |

Il
THIMEROSAL
é un conservante usato nei vaccini e in altri farmaci. |
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FORMULA CHIMICA DEL
THIMEROSAL
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Il
THIMEROSAL,
è stato usato fin dagli anni '30 per prevenire la contaminazione
batterica in preparazioni multidose di vaccini.
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Dal 1999
i produttori americani (USA), hanno iniziato a produrre vaccini
'THIMEROSAL-FREE',
recependo una direttiva dell'US Public Health Service e dell'American
Academy of Pediatrics, che invitava a rimuovere il composto dai vaccini
usualmente dati ai bambini. |
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Questo per un principio
generale di cautela in quanto non vi sono sufficienti evidenze che il
THIMEROSAL,
esponga i bambini ad un aumentato rischio di danni nello sviluppo
neurologico, (Immunization Safety Review Committee dell' US Institute of
Medicine. 01/10/01). |
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Infatti
"I dati epidemiologici disponibili non sono in grado di documentare
l'esistenza di una relazione causa-effetto tra esposizione al
THIMEROSALcontenuto
nei vaccini e danni nello sviluppo neurologico quali: autismo, ADHD
[attention deficit-hyperactive disorders, e ritardo nella parola". |
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Malgrado
la mancanza di evidenza che supporti il legame, il rapporto ha concluso
che l'associazione tra
THIMEROSALe
danni legati allo sviluppo è "biologicamente plausibile". |
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La Commissione ha raccomandato
che nei bambini dovrebbero essere utilizzati i vaccini
'THIMEROSAL-FREE',
"anche se possono essere rimaste ancora in commercio partite di vaccini
contenenti
THIMEROSAL".
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Il
THIMEROSALcontiene
il 50% di mercurio. |
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Nell'ottobre del 1998, la
FDA ha proibito l'uso del
THIMEROSALnelle
farmacie e sin dal luglio del 1989 "incoraggiando"i produttori a
rimuovere il
THIMEROSALdai vaccini. |
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Ogni vaccino che contiene
THIMEROSALeccede
le linee guida per la salute EPA che
sono di 0,1 mcg/kg/day. |
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Da quando i vaccini multipli
sono somministrati nello stesso giorno, la quantità di mercurio
introdotta nel bambino è molte volte sopra questo limite di guardia. |
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Prima del bando della
FDA, il
mercurio era aggiunto anche a colliri, prodotti per lenti a
contatto,spray nasali, creme contraccettive, creme x emorroidi ecc. |
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In
Italia purtroppo
sono ancora presenti questo tipo di vaccini. |
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PERICOLO AUTISMO |
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Sovraccaricato? |
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nuove acquisizioni riguardo mercurio ed autismo in
bambini suscettibili |
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CASI DI
AUTISMO
IN SEGUITO A VACCINAZIONI CONTENENTI
THIMEROSAL.
NOTARE IL DRAMMATICO INCREMENTO AVUTO NEGLI ANNI '90 |
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fonte:
CALIFORNIA DEPARTMENT OF DEVELOPMENTAL SERVICE - USA

 
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LEGGI IL
REPORT CDDS |
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SULL'AUTISMO |
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Neurotoxicology.
2005 Jan;26(1):1-8
Thimerosal neurotoxicity
is associated
with glutathione depletion:
Protection
with glutathione
precursors |
|
S.J. James1,
William Slikker III2,
Stepan Melnyk1,
|
|
Elizabeth New2,
Marta Pogribna2
and Stefanie Jernigan1
|
|
1Department
of Pediatrics, University of Arkansas for Medical Sciences
|
|
and Arkansas Children's Hospital Research Institute, Little
Rock, AR 72202, USA |
|
2Division of Biochemical
Toxicology, National Center for Toxicological Research, |
|
Jefferson, AR 72079, USA |
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leggi l'articolo
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Vol. 80,
No. 6, 1611-1617, December 2004 |
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|
S.J. James1,
Paul Cutler, Stepan Melnyk, Stefanie
Jernigan, Laurette Janak, David W Gaylor
and James A Neubrander |
|
1
From the Department of Pediatrics, University of Arkansas for Medical
Sciences, and the |
|
Arkansas Children's Hospital Research Institute, Little Rock, AR (SJJ,
SM, and SJ); Niagara Falls, NY (PC); Colden, NY (LJ); Gaylor and
Associates, LLC,
|
|
Eureka Springs, AR
(DWG); and Edison, NJ (JAN) |
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in occasione del

7°Congresso
Internazionale Teorico-Pratico di Nutrizione Olistica
tenutosi a
COSTERMANO del GARDA
-VR il
Dr.Mariani
ha incontrato
il Prof. Paul Shattock
(Immunologo dell'University of Sunderland, GB)

che ha
tenuto una interessantissima relazione sugli
Sviluppi
della ricerca nell’autismo
il Prof. Paul Shattock é il responsabile dell'


il Dr.Mariani con il Prof. Paul Shattock
|
|
Per informazioni più
approfondite: http://www.genitoricontroautismo.org |
|
http://www.vaccinetwork.org |
|
http://www.report.rai.it/2liv.asp?s=50 |
|
http://www.autism-society.org/site/PageServer
|
|
http://www.iodellasalute.it/ |
|
http://www.report.rai.it/2liv.asp?s=13 |
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NON C'E' MARE SENZA MERCURIO |
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AMBIENTE:
TROVATI 15 KG DI
MERCURIO IN RISERVA MARINA
SICILIANA
23/05/07 08:32 (ANSA) - SIRACUSA, - Quindici kg di mercurio allo stato puro nascosti in una
costruzione abbandonata nel cuore della riserva naturale dell'area
marina protetta del Plemmirio. Il ritrovamento e' stato effettuato nei
giorni scorsi dai militari della squadra navale della guardia di finanza
di Siracusa ma la notizia e' stata ufficializzata solo stamani dopo che
le analisi eseguite dai tecnici dell'Arpa hanno accertato che quello
ritrovato e' mercurio allo stato puro, un metallo dal potenziale
inquinante altissimo. Se questi 15 kg di mercurio fossero finiti in
acqua le conseguenze per l'ecosistema marino sarebbero state devastanti,
hanno detto gli investigatori. Il mercurio era contenuto in due flaconi
di plastica, del peso di oltre sette kg ciascuno, ed erano all'interno
di una ''casamatta'', una delle costruzioni militari del secondo
conflitto mondiale delle quali e' disseminata la costa siracusana.
Nessuna indicazione da parte della Finanza circa la possibile
provenienza del mercurio, sostanza della quale e' cessato ormai da
diversi anni l'utilizzo anche nella vicina zona industriale di Priolo.
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la repubblica
giovedì 23 gennaio 2008

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Un caso tristemente noto di avvelenamento
da mercurio riguarda il
GIAPPONE:
Fra il 1956 e il 1971 una fabbrica di
acetaldeide, prodotto chimico nella cui lavorazione si utilizza mercurio
come catalizzatore, inquinò con propri scarichi il fiume che sbocca
nella baia di MINAMATA;
tale inquinamento fu all'origine di una grave patologia che causò la
morte di varie decine di persone. Nel fango dei fondali (come pure nel
terreno) il mercurio si combina con materiali di origine organica
formando metilmercurio,
un composto gravemente tossico: esso viene assorbito nella catena
alimentare, dai produttori e poi si concentra sempre più a ogni livello
della piramide alimentare; è quindi particolarmente pericoloso per
l'uomo ed in generale per i carnivori.

Questo altro evento catastrofico chiarì ulteriormente la relazione tra
l'inquinamento da sostanze chimiche e l'incremento delle nascite di
bambini malformati. Due grosse comunità giapponesi subirono dei danni
ingenti:gli abitanti a Minamata ed a Niigata.
Questi due villaggi posti sulle sponde di due importanti fiumi
pesantemente inquinati a causa degli scarichi di sostanze
tossico-nocive, quali il mercurio e il metilmercurio, prodotti
nelle grandi industrie concentrate nella zona. Queste popolazioni si
cibavano preminentemente del
pesce dei loro fiumi con alte concentrazioni di mercurio.
Molti furono i morti a causa della grave intossicazione ed un'elevata
percentuale di bambini presentò gravi lesioni a carico dell'apparato
neurologico, quali ritardo mentale, atassia, convulsioni a causa
dell'ingestione del pesce inquinato da parte delle loro madri durante la
gravidanza.
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Non c’è mare senza mercurio,
con conseguente inquinamento della fauna ittica.
Riguardo i pesci di grossa stazza.nel
gennaio del 2001 la
fda
informa il rischio per donne in età fertile, specialmente quelle incinte
ed in allattamento, oltre che per i bambini sotto gli otto anni, di
consumare certi
generi di pesce che possono contenere livelli alti di
metil-mercurio.
Il documento pubblicato dall'fda
dichiara testualmente che: “Pesci
come squali, tonno e pescespada contengono livelli alti di
metil-mercurio che può danneggiare il sistema nervoso dello sviluppo di
un bambino non ancora nato."
Questi pesci accumulano metil-mercurio
perché hanno vissuto a lungo e sono di grande stazza. Inoltre il
metil-mercurio può essere presente naturalmente nell'ambiente e
rilasciato nell'aria attraverso l’inquinamento industriale.
L’
fda
riconosce che il pesce é parte importante di una dieta equilibrata.
L’
fda
consiglia di selezionare una varietà di altro genere di pesce, anche di
oceano ma di piccola taglia.
Si può mangiare senza
rischi 12 once (350 grammi) per settimana di pesce cucinato. La grandezza di un pesce è da 3 (170 gr) a 6 once (85 grammi)
.
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ciclo biologico del
merurio
Il mercurio inorganico, una
volta trasformato in metilmercurio organico, viene assorbito
facilmente dagli animali acquatici e, attraverso la catena alimentare,
raggiunge l'uomo. Purtroppo, il metilmercurio viene eliminato
molto lentamente e dà origine al fenomeno della bioaccumulazione, per
cui, a partire dagli organismi acquatici più semplici e passando via via
a quelli più complessi (i pesci predatori), il livello di metilmercurio
può raggiungere valori sempre più elevati.
Se vogliamo stilare una graduatoria di rischio per le diverse specie
ittiche, possiamo dire che, in genere, sono i pesci predatori a
mostrare una maggior tendenza all'accumulo di mercurio. Un altro fattore
che può incidere sono le dimensioni: diverse ricerche hanno evidenziato
che gli esemplari di grossa taglia contengono mediamente una maggior
quantità di mercurio. Un po' di cautela può essere utile, quindi,
nel consumo di tonno, palombo e pesce spada, mentre per i pesci piccoli
a carne bianca, come le sogliole e il nasello, oppure gli esemplari di
pesce azzurro di piccola taglia tipici dei nostri mari, come le sardine
e le alici, non si pongono particolari problemi. Anche orate, branzini e
altre specie pregiate, meglio sempre se di piccola taglia, possono
trovare frequentemente spazio sulla nostra tavola, come del resto
seppie, polpi e calamari.

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dall'Espresso
del 24 novembre 2005:
ALLARME
MERCURIO
PESCA PERICOLOSA

tabella a cura dell'


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converti il tuo peso in libbre e vai sul
CALCOLATORE EWG |
|
1 kg = 1000 g =
2,2046
libbre |
|
In accordo agli
standards di salute
dell'FDA,
|
|
un uomo che pesa
70 kg potrebbe mangiare |
|
la settimana max
4.8 ounce
di tonno ovvero 136 g |
|
1 oncia
= 28,3495 g
|

del 15
dicembre 2006 |
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Un dossier sullo stato del Mediterraneo quantifica gli scarichi
industriali che finiscono in mare. Possiamo continuare a mangiare in
sicurezza sogliole, trote, pesci spada, tonno e altro? Studi accurati
dell'Istituto nazionale di alimentazione e nutrizione dicono che... |
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|
|
Se e
quanto il pesce che viene pescato nei nostri mari sia inquinato, e se vi
siano rischi per la salute, è una domanda comune. Soprattutto ora che
sono disponibili dati più precisi sugli scarichi in mare di circa 9.400
industrie costiere dei 21 paesi del bacino del Mediterraneo.
Durante l'ultima conferenza su questo tema (al Cairo, in Egitto), cui
hanno partecipato tutti i ministri dell'Ambiente dei paesi
euromediterranei, è stato presentato un rapporto chiarificatore, basato
sul Piano d'azione per il Mediterraneo del Programma delle Nazioni Unite
per l'ambiente (Unep-Map): vi si legge che
le industrie rivierasche scaricano
ogni anno in mare 85 mila tonnellate di metalli pesanti, 200 mila
tonnellate di azoto, 900 mila tonnellate di fosforo, 47 tonnellate di
policiclici aromatici.
Più in particolare: le
raffinerie di petrolio scaricano il 98,9 per cento degli
idrocarburi, il 99,5 per cento dei fenoli e il 42 per cento del cadmio;
l'industria metallurgica
il 98,8 per cento dello zinco e l'85 di oli e grassi;
gli allevamenti su scala industriale inquinano con il
fosforo (94 per cento); dalle
fabbriche di fertilizzanti arriva mercurio (98,8 per
cento), piombo (42,2) e oli e grassi (14,7); organoclorurati (96,2) e
piombo (55,7 per cento) dall'industria chimica e della carta.
Spiega Francesco Saverio Civili, direttore del Programma Med Pol per la
sorveglianza dell'inquinamento del Mediterraneo: «È vero che gli
inquinanti chimici possono accumularsi soprattutto nei pesci, ma in
realtà non ci sono rischi immediati per chi se ne nutre. I dati sono
stati raccolti perché la situazione va tenuta sotto controllo e
calcolare quanto inquina ogni singola nazione aiuta a stabilire le
specifiche responsabilità dei paesi, quindi a mettere a punto gli
interventi più urgenti».
Restano molte domande. Per esempio: per cautela, data la presenza di
questi inquinanti, che si aggiungono a quelli naturali presenti nel mare
come il mercurio, dovremmo limitare il consumo di pesce? E quali pesci
preferire? Elena Orban, direttore dell'Unità tecnologie alimentari e
studio prodotti ittici dell'Inran (Istituto nazionale di ricerca per gli
alimenti e la nutrizione), ha effettuato indagini dal 2000 a oggi su
pesci di mare, di lago e di allevamento, e sui mangimi: «Innanzi tutto
occorre rendersi conto che il
mercato del pesce è fortemente globalizzato. Possiamo
trovare prodotto da pesca e di acquacoltura, nazionale e non. Il 100 per
cento delle trote italiane, il 70-80 per cento di spigole e orate, quasi
il 100 per cento dei salmoni, allevati in gabbie sospese nei fiordi
norvegesi, provengono da acquacoltura». |
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Tra le industrie |
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più inquinanti, |
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raffinerie di petrolio, |
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industria metallurgica, |
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fabbriche di fertilizzanti, |
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allevamenti intensivi |
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Il tonno che arriva nel
Mediterraneo, prosegue Orban, viene catturato e in parte allevato in
gabbie in mare, ingrassato e venduto soprattutto nel mercato giapponese.
Nei supermercati si trovano grandi quantità di pesce preparato in
filetti. Come il pangasio, un pescegatto allevato in gabbie nel fiume
vietnamita Mekong, e diverse specie di merluzzo atlantico.
Le anguille invece possono provenire sia da ambienti lagunari, come
quelli di Comacchio, Lesina, o lacustri, come i laghi laziali. Oppure
essere di allevamento. Le
specie non allevate sono soprattutto sgombri, alici, sardine, triglie,
naselli, pesci spada, cernie, sogliole e rombi (adesso
qualcuno prova ad allevare anche queste due ultime specie).
Allora, meglio il pesce d'allevamento o quello selvatico? E quali specie
sono più a rischio di inquinamento? Alcuni contaminanti si accumulano
prevalentemente nei tessuti grassi. Silvano Focardi, professore di
ecologia e rettore dell'Università di Siena, riassume così il problema:
«C'è un effetto che si chiama biomagnificazione:
i pesci di grossa taglia come tonni,
pesci spada e squali contengono più contaminanti, perché occupando i
piani alti della piramide alimentare predano pesci più piccoli e
accumulano grandi quantità di metilmercurio. Non solo,
in genere, più aumenta l'età di un pesce, più crescono le sue dimensioni
e dunque le quantità di sostanze tossiche nel grasso».
Aggiunge Orban: «Per quanto riguarda pcb, cioè
policlorobifenili, e pesticidi organoclorurati, più grasso e di grandi
dimensioni è un pesce selvatico, più probabilità c'è che possa
contenerli. Animali più
piccoli, come alici e sardine, hanno vita breve e accumulano molto meno
sostanze nocive».
Per saperne di più, il suo gruppo ha condotto studi sui livelli di
mercurio nei tessuti muscolari del tonno rosso, pubblicati lo scorso
maggio. Risultato: i tonni di 25 chili avevano livelli di 0,5-0,7 mg per
chilo di prodotto, e la legge prevede che si possa arrivare fino a 1 mg.
Per superare il livello massimo di consumo settimanale di mercurio (0,3
mg) stabilito da Fao e Oms, dovremmo mangiare, in sette giorni, 1 kg di
tonno o numerosi chili di altre specie, che in generale ne contengono da
0,01 a 0,1 mg/kg. «Certamente ci sono tonni anche di 40, 50 fino a 300
kg, in cui i livelli di mercurio possono essere superiori. Ma sono rari
sui nostri mercati» conclude Orban.
Altri controlli sono stati svolti su alcune scatole di tonno all'olio o
al naturale: «Nel tonno pinna gialla, specie utilizzata per le
scatolette, abbiamo riscontrato un livello di inquinanti ancora minore.
Poi analisi effettuate sui pesci di allevamento come trote, orate e
spigole, anguille di provenienza nazionale hanno rivelato quantità molto
al di sotto dei limiti di legge di mercurio e altre sostanze
accumulabili nel grasso. E ciò sebbene il pesce d'allevamento ne
contenga di più di quello selvatico».
Questi risultati incoraggianti
si devono al fatto che i mangimi, e le materie prime che li compongono,
sono regolati da normative molto restrittive, che riducono il rischio.
I mangimi contengono farine vegetali, integratori vitaminici e minerali,
farine di pesce ricavate da alacce, sarde, che tempo fa sono finite
nella bufera perché si sospettava che contenessero diossina. Sospetti
che si sono poi rivelati infondati.
Dal punto di vista nutrizionale, il pesce è ricco di acidi grassi omega
3, importanti perché fanno parte delle nostre membrane cellulari;
sono essenziali per lo sviluppo del cervello e della retina, ma
soprattutto danno origine ad alcune molecole (chiamate eicosanoidi) che
migliorano la fluidità del sangue.
Gli omega 3 dei pesci sono in prevalenza a lunga catena, fino a 22 atomi
di carbonio. Alcuni di questi, Epa e Dha, sono presenti solo in pesci,
crostacei e molluschi, altri (acido linoleico) negli oli di semi. Ci si
chiede se i pesci di allevamento ne contengano meno di quelli selvatici,
oppure se il loro valore nutritivo sia lo stesso.
Risponde Orban: «Dal punto di vista organolettico il pesce selvatico
possiede meno grasso, più aroma di mare, di alga e carne più
consistente. I valori nutritivi sono elevati in egual misura nei pesci
allevati e in quelli selvatici: vitamine, proteine e acidi grassi in
abbondanza». |
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...e in Italia che succede
? |
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il
mare di PRIOLO - Golfo di Augusta il 10 settembre 2001 |
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MERCURIO
IN MARE E NEI TOMBINI |
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Trovato
MERCURIO
ventimila volte superiore alla norma |
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il dato sulle
malformazioni neonatali |
Dal 1980 cominciano le
prime segnalazioni di nascite di bambini malformati: in quell'anno su
600 nati si ebbero 13 bambini con malformazioni congenite di diverso
tipo, di cui sette non sono sopravvissuti. Scattò l'allarme, visto il
sospetto effetto teratogeno delle scorie tossiche industriali, per cui il
Ministero dell'Ambiente istituì nell'ospedale di Augusta un Centro di
monitoraggio. Dal 1980 al 1989 la percentuale dei nati
malformati ad Augusta è stata dell'1,9% (140 casi su 6984 nati),
contro una media nazionale dell'1,54% e una percentuale per
l'Italia meridionale dell'1,18%. Nel decennio successivo, dal
1990 al 2000, la percentuale ad Augusta aumenta fino ad una
media dell'intero decennio del 3,12% (221 casi di malformati su 6945
nati), con un picco nell'anno 2000 con il 5,6% dei nati
malformati. Nell'anno 2001si sono avuti 22 casi di
malformati su 573 nati (3,5% dei nati). Da un raffronto tra i dati di
Augusta e quelli del registro siciliano per la Sicilia orientale, circa le
singole malformazioni, risulta un eccesso ad Augusta per quanto riguarda
le cardiopatie congenite (235 per mille ad Augusta, contro il 196 del
resto dell'area) e l'apparato urinario (59 per mille contro il 46).
Ad augusta risulta un eccesso anche per quanto riguarda le malformazioni
genitali: negli anni 1980-89 interessavano il 214 per mille dei
nati (quando la media nazionale era del 100 per mille), mentre nel
decennio 1990-2000 i casi sono aumentati al 303 per mille.
In particolare, tra le malformazioni dell'apparato genitale, l'ipospadia
(per ipospadia si intende un'anomalia congenita del pene dovuta
ad un incompleto sviluppo dell'uretra maschile) nel periodo
1990-'98 in Augusta ha interessato il 132 per mille dei nati,
contro un 79 per mille nella Sicilia Orientale.
L'inchiesta in corso della Magistratura siracusana, la cui prima parte si
è conclusa con la conferma dei dati che avevano destato l'allarme (5,6%
nell'anno 2000), prosegue alla ricerca di nessi causali e
responsabili. I dati fin qui elencati pertanto rappresentano una vera
minaccia alla salute del cittadino. |
|
tratto da

del 26 Gennaio 2005
Siracusa, in procura
dossier su triangolo della morte
PALERMO
- Neonati malformati, con un solo testicolo, con gravissime allergie, con
problemi cardiaci, malati di asma. Forte crescita dei morti a causa di
tumore, nel triennio 2000-2002 sono aumentati del 7% rispetto al
quinquennio 19995-1999. Due studi, uno dell'Organizzazione Mondiale della
Sanità e uno dell'Enea, che mettono in evidenza un incremento di tumori
alla trachea, bronchi e polmoni negli uomini. Smog, polveri organiche e
inorganiche, circa 170 mila tonnellate annue di rifiuti prodotti,
depauperamento della falda idrica ed esistenza di diversi impianti a
rischio in una zona altamente sismica.
Sono solo alcuni dei punti messi in luce da un esposto di otto pagine
firmato dagli abitanti del triangolo industriale Priolo-Melilli-Augusta e
dei comuni di Floridia, Solarino e Siracusa, riuniti in tre comitati
cittadini, inviato al procuratore di Siracusa e al procuratore generale di
Catania oltre che al presidente della Regione e ad altri rappresentanti
istituzionali. I tre comitati di cittadini del cosidetto «triangolo
siracusano della morte» denunciano i danni causati dalla costruzione,
intorno al 1948, di industrie chimiche, petrolchimiche e per la
raffinazione del petrolio tra Priolo-Melilli-Augusta.
Dal 1979 sono state registrate nella baia di Augusta ripetute morie di
pesci e tuttora vengono pescati esemplari con due code, più occhi, e con
altre malformazioni. Nel 1980 il pretore di Augusta ha sollecitato il
Ministero della Sanità a inviare una Commissione d'inchiesta facendo
entrare Siracusa in un programma di monitoraggio dell'Indagine
Policentrica Italiana Malformazioni Congenite. Nel 2002 - è scritto nell'
esposto - nella relazione della Commissione Ambiente del Senato si afferma
che «i siti di Priolo e Augusta non siano più un'area a rischio di crisi
ambientale ma un'area in crisi ambientale per cui si rendono
indispensabili interventi legislativi e finanziari che consentono di
affrontare con tempestività la drammatica emergenza».
I comitati chiedono quindi ai sindaci dei comuni dell'area interessata di
sollecitare le industrie a mettere in atto moderne tecnologie per
abbattere le emissioni inquinanti e al presidente della Regione di fissare
valori limiti più restrittivi per le emissioni. I cittadini nell' esposto
diffidano «il presidente della Regione, il commissario straordinario per
la gestione dei rifiuti e l'assessore all'ambiente dal rilasciare
autorizzazioni alla costruzione o all'ampliamento di impianti».
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|
da
puntata di
lunedì 09/06/2003
MERCURIO
NEL PESCE E BENZINA NELLE ARANCE
AUTRICE
Su questi 20km di costa da 20 anni all'ospedale di Augusta nascono bambini
deformi con percentuale in crescita costante.
GIACINTO
FRANCO - Primario pediatra ospedale di Augusta
La percentuale è andata progressivamente aumentando per stabilizzarsi al
3% negli anni 90, al 3.5% nel '96,'97,'98 e giungere al 5.6% nel 2000.
AUTRICE
Il sospetto, fondato, è che le malformazioni siano imputabili all'
assunzione di mercurio durante la gravidanza, attraverso l'alimentazione,
cioè con il pesce.
Le malformazioni riguardano l'apparato genitale, urinario, respiratorio,
scheletrico.
GIACINTO
FRANCO - Primario pediatra ospedale di Augusta
Si può andare da quello a cui manca, per esempio, l'avambraccio, a cui
manca qualche dito della mano…a quello che ha un difetto di sviluppo di
un… mi riferisco in questo momento a casi specifici, a quello a cui manca
il perone, la stragola, il calcagno, qualche dito del piede.
E' stato addrizzato perché era tutta storta, vede…ha il piedino storto,
non aveva la stragalo, non ha la stregalo per cui il medico di Trieste ha
fatto un' ottima operazione, appunto per far si che ha messo tutta in asse
la malformazione , e l'ha appunto protesizzata..
Nel 2000 su poco più di 600 nati ci sono state, se non ricordo male, 30
casi di malformazioni, qui ad Augusta. Se andiamo sulla media siciliana
dovrebbero essere 10, no 30.
Qui non si vede. Qui dall'inizio quand'era neonato la differenza era di
pochi millimetri, naturalmente, con l'andare degli anni la differenza
aumenta e oggi, che ha 11 anni, é quasi 30 cm.
GIACINTO
FRANCO - Primario pediatra ospedale di Augusta
Si, si. Cioè, il bambino é perfettamente bellissimo. Cioè é un bambino
stupendo… robusto, alto, però purtroppo…
INTERVISTATO
Quando mi interrogo sul fatto la colpa la do a me, prima di tutto il
colpevole sono io perché accettare uno scempio di questo non è cosa da
persone razionali o umane.
Tu qui non sai se il pesce viene pescato dentro al porto o fuori dal
porto, lo compri e lo mangi, punto e basta.
MAURIZIO
MUSCO - Pubblico Ministero Procura Siracusa
Nell'acqua di mare dovrebbe essere pressocché assente il mercurio ed io ne
ho trovato nei sedimenti fino a 121 milligrammi kg.
GIACINTO FRANCO - Primario pediatra ospedale di Augusta
Fino a poco tempo fa tutto quello che dicevo era fortemente contrastato,
cioè erano mie invenzioni.
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puntata
trascritta interamente
:
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|
dall'Espresso
del 24
novembre 2005
pag.279

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dopo PRIOLO
accade anche a
GELA
da
"la repubblica"
di giovedì 14 luglio 2005
Gela:
veleni chimici e malformazioni
Studio
della Regione: dove ci sono raffinerie ci si ammala di più, si
muore sempre di più
GELA - Dove volevano morire di cancro piuttosto che
morire di fame ** i veleni hanno portato
altri orrori. Ed è lì, solo lì tra le ciminiere che sputano
fiamme che l´aria è un morbo. E´ in quella Sicilia che un tempo
sognava per
i suoi giacimenti e per le sue trivelle che nascono bambini
malformati,
tanti. Più che a Porto Marghera. Più che a Taranto. Più che
nell´inferno di
Priolo e di Melilli. «Per le ipospadie un dato così alto non si
era mai
ufficialmente registrato in realtà industriali del mondo
intero», rivela la
relazione che un´équipe di periti ha appena consegnato alla
magistratura di
Gela. Sono numeri da paura.
Un´indagine scopre che su 13 mila nati tra il 1992 e il 2002
quasi 700
presentano malformazioni cardiovascolari, agli arti,
all´apparato
digerente, ai genitali esterni soprattutto. Queste ultime
risultano
superiori alla media nazionale più del 250 per cento. «In
letteratura non è
riportato nulla di simile, certi valori per le ipospadie si
erano sfiorati
fino ad ora solo nell´area di Augusta», spiega Fabrizio Bianchi,
primo
ricercatore del Cnr, coordinatore italiano delle rete europea
sulle
malformazioni congenite e anche uno degli esperti che sta
«analizzando» i
danni provocati dai camini che buttano fumi mortali dentro e
intorno alla
quinta città siciliana per abitanti, 100 mila, una striscia di
terra dove
in certi giorni il mare davanti è color dell´inchiostro. Ma
paura fanno
anche quegli altri risultati venuti fuori da uno studio del
Ministero della
Salute e dall´Osservatorio epidemiologico della Regione sui
«siti
industriali» dell´isola, il «triangolo» a nord di Siracusa,
Milazzo,
Biancavilla. Dove ci sono raffinerie ci si ammala sempre di più,
si muore
sempre più facilmente, l´incidenza dei tumori è del 50 per cento
in più che
nel resto della Sicilia.
E´ Gela il caso più spaventoso. Ed è a Gela che un´inchiesta
giudiziaria
proverà a stabilire il nesso di causalità tra veleni chimici e
malformazioni.
Sono già state esaminate 50 mila cartelle cliniche,
un´esplorazione a vasto
raggio sui bimbi nati male e un´altra sulle morti sospette tra i
7 mila
dipendenti transitati nei reparti degli stabilimenti dell´Anic e
dell´Agip
fin dal 1959, l´anno di apertura del Petrolchimico, l´anno del
signore in
cui Gela e quella Sicilia ammaliata da Enrico Mattei inseguirono
il
miraggio dell´oro nero.
La ricerca sugli effetti tossici è stata ordinata dal sostituto
procuratore
Alessandro Sutera Sardo, lo stesso che nel 2002 fece chiudere
quattordici
serbatoi e due depositi di carbone della raffineria. L´inchiesta
procede
sulla base dei numeri che fornisce un pool di esperti: Fabrizio
Bianchi
Cnr, Sebastiano Bianca, genetista, Pietro Comba, Iss, Annibale
Bigeri,
statistico. Sono loro che hanno raccolto ed elaborato i primi
dati. «Ci
sono picchi che lasciano sgomenti», racconta il sostituto
procuratore
Alessandro Sardo Sutera. La percentuale di bimbi malformati a
Gela è di 40
su mille. Di quei 40 casi, 5 sono ipospadie. Ma tante sono anche
le
malformazioni cardiovascolari.
Ecco un passo della relazione degli esperti trasmessa alla
procura:
«L´eccesso di rischio osservato a Gela per i difetti dei setti
cardiaci e
dei grandi vasi è consistente. In particolare eccessi positivi
sono stati
riportati in associazione con contaminazione di metalli pesanti
e/o
solventi organoclorurati presenti nelle acque ad uso civico,
piombo in aree
contaminate, solventi organici in ambiente lavorativo o
residenziale,
composti fenolici, per l´esposizione materna e paterna a
pesticidi e per la
residenza vicina a discariche di rifiuti». Le sostanze che
appestano sono
tante altre. Idrocarburi aromatici. Diossine. Mercurio.
Arsenico.
I quasi 700 bambini con handicap sono stati tutti individuati,
rintracciati
e visitati. «E cinque di loro sono stati salvati per miracolo,
operati
d´urgenza negli ospedali di Catania», ricorda il magistrato di
Gela. La sua
inchiesta scava sulle malformazioni ma punta anche a verificare
un
collegamento «tra la presenza del petrolchimico e i tumori». Una
prima
analisi ha accertato quanti morti di cancro ci sono stati negli
ultimi 40
anni tra i dipendenti: 641. Una seconda analisi ha selezionato
195 casi,
quelli di «elevata probabilità di ricondurre la morte
all´esposizione» dei
veleni dello stabilimento. Gli esperti stanno lavorando su
questi 195
decessi. Per tumore al polmone se ne sono andati in 60, 35
quelli morti per
un male all´apparato respiratorio e 34 per leucemia. Tutti gli
altri per
mesoteliomi, nefropatie, morbo di Parkinson. A Gela è stato
riscontrato un
tasso di mortalità superiore alla media italiana del 57% in più
per i
tumori allo stomaco per i maschi e del 74% in più al colon retto
per le
femmine, più del 13% gli uomini e più del 25% le donne gelesi
decedute per
malattie cardiovascolari, 20% in più le cirrosi diagnosticate a
maschi e
femmine. «Fino a questo momento abbiamo individuato 25 casi
sicuri di
persone colpite da tumore che lavoravano là dentro», dice Sutera
Sardo,
dipendenti del petrolchimico morti di petrolchimico.
Per le esalazioni di acido solforico e per l´amianto, per
l´ammoniaca
respirata, per il benzene e per il benzolo, per il mercurio.
L´inchiesta
giudiziaria sull´impianto di Gela sarà probabilmente chiusa alla
fine
dell´anno. Ma già i primi numeri raccontano quanto è costato il
sogno
industriale siciliano.
** riferimento a quanto successo 4 anni fa,
allorché di fronte alla prospettiva di bruciare il pet-coke i
lavoratori di Gela (e il segretario regionale Cgil ) ci chiesero
di tacere, perchè è meglio morire di cancro tra 10 anni che di
fame subito
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da
"la repubblica"
di sabato 11 novembre 2006
pag.29
leggi l'articolo
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tratto da

del 12 Novembre 2006
Bimbi malformati, Gela si interroga
GELA
(CALTANISSETTA) - Gela si interroga su 50 anni di
industrializzazione e di inquinamento ambientale selvaggio, e
conta i suoi bambini malformati, i casi di tumore e le malattie
renali, respiratorie e cardiovascolari, che qui hanno
un'incidenza doppia rispetto alla media nazionale. Gela come
Augusta. E come è successo nel Siracusano, anche qui accuse e
sospetti vengono rivolti al petrolchimico dell'Eni, il "mostro",
come lo chiamano in tanti.
Nel 2003, il geologo Giuseppe Risotti e il chimico Luigi
Turrito, incaricati allora dal sostituto procuratore della
Repubblica, Serafina Cannatà, consegnarono una relazione secondo
cui nella falda sottostante lo stabilimento giacevano 44 mila
tonnellate di gasolio, proveniente dalle perdite dei serbatoi. E
il magistrato chiuse la fabbrica per obbligare l'azienda a
rifare i fondi alle cisterne.
Altri dati allarmanti stanno venendo fuori dalle indagini svolte
dai periti (Fabrizio Bianchi, epidemiologo del Cnr, e dal
genetista Sebastiano Bianca, di Catania) nominati dal sostituto
Alessandro Sutera Sardo, che sta indagando su malformazioni e
tumori negli 11 anni presi a campione: dal 1992 al 2003.
Le malformazioni neonatali accertate in questo periodo
riguardano 520 bambini su 13.060 nati vivi, con una incidenza
del 4%. Il riferimento ai "nati vivi" è indispensabile, perché
non esistono fonti capaci di fornire indicazioni attendibili
sulle malformazioni dei piccini nati morti o di quei feti
malformati per i quali i genitori hanno deciso l'aborto, dopo
l'accertamento di patologie genetiche durante i primi mesi di
gestazione.
Un ginecologo, Giuseppe Turco, ha detto che "i dati sulle
malformazioni sono molto più gravi di quanto non emerga dallo
studio ordinato dalla magistratura, perché alle statistiche
sfuggono i casi che noi mandiamo presso strutture di altri
centri". Le malattie genetiche sarebbero causate
dall'esposizione agli "interferenti endocrini" (prodotti
chimici, policiclici aromatici, fenolici, metalli pesanti come
il mercurio, pesticidi, solventi, ecc.) che entrano nel ciclo
alimentare (verdure, pesci, ecc.) e fanno impazzire le funzioni
ormonali dei soggetti che li ingeriscono.
Particolarmente alta tra le malformazioni l'incidenza (una su
sei) delle "ipospadie", ovvero l'insufficiente sviluppo
dell'uretra. Ma si assiste anche alla nascita di bimbi con sei
dita alle mani o ai piedi, senza un orecchio, senza il palato,
idrocefali con teche craniche di dimensioni abnormi, e altro.
Ora che i dati sono stati resi noti sia dal magistrato
inquirente sia dal sindaco, le famiglie dei bambini malformati
si sono riunite in comitato, sollecitate da un pediatra, Antonio
Rinciani (consigliere comunale della Rosa nel Pugno e presidente
della commissione consiliare alla sanità), che ha più volte
denunciato una "situazione da allarme". Una prima riunione si è
svolta ieri.
Il sindaco, Rosario Crocetta, ha annunciato che il Comune si
costituirà parte civile ai processi per i casi gravi di
inquinamento ambientale e ha annunciato l'istituzione di un
fondo da 300 mila euro per aiutare le famiglie povere di quei
malati di tumore costretti ad affrontare spese insostenibili.
Per il 20 novembre ha convocato una conferenza di servizi con
autorità sanitarie, enti di controllo regionali (Arpa) e
provinciali (assessorato al territorio e ambiente) e l'Eni sulla
questione della tutela dell' eco-sistema per uno sviluppo
sostenibile, ma soprattutto per la riduzione delle emissioni e
la bonifica del comprensorio. Il presidente del Consiglio
comunale, Giuseppe Federico (Mpa) ha convocato per il 16
novembre una riunione monotematica sulla questione ambientale.
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NON C'E' AMALGAMA
SENZA MERCURIO |
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La
parola amalgama deriva dalla parola araba
"al malgham"
che significa “mercurio con”,
è per definizione una lega di metalli con mercurio.
I vari tipi di amalgame
prendono il nome dal metallo (argento, stagno, rame, palladio, indio)
presente in quantità maggiore dopo l'ingrediente principale: il
mercurio (perciò non si parla di amalgame di mercurio, nello
stesso modo in cui non parliamo di yogurt caseario, ma di yogurt alla
fragola). Riguardo
le amalgame è un problema presente da
quasi un secolo. già nel 1919
Lindlair affermava che “le amalgame possono pregiudicare gravemente il
vigore delle facoltà lavorative”. Un libro di testo del1961 -
manuale di chimica inorganica di Gmelin – affermava
per la prima volta e senza riserva alcuna che: “alcuni
avvelenamenti cronici possono presentarsi in pazienti trattati con
piombatura d'amalgama.” Il Tribunale di Francoforte (Perizia sull’amalgama, Kiel 1997)
ha così definito l’amalgama: "…..dalle
otturazioni di amalgama deriva palesemente un rischio non irrilevante per
la salute umana. L’amalgama può fare ammalare, cioè essa è
generalmente in grado di provocare disturbi sanitari in un numero
rilevante di persone portatrici di amalgama".

guarda il video
In
Svezia,
da
ormai dieci anni le amalgame sono state rimosse dalla bocca di tutta la popolazione a
spese dello stato.
In Italia nell’ottobre
2001 il Ministero della Salute ha formulato un decreto legge - il Decreto
del 10 ottobre 2001 – dal titolo“
Divieto di utilizzazione e immissione in commercio, sul territorio
italiano di amalgami dentali non preparati sotto forma di capsule
predosate e precauzioni ed avvertenze da riferire nelle istruzioni per
l’uso degli amalgami dentali posti in
commercio in Italia.”
Il decreto, tra l’altro, affermava all’articolo 2
punto f di “evitare
per prudenza la posa e la rimozione dell’amalgama in pazienti con
allergia per l’amalgama, gravidanza, allattamento, bambini sotto i sei
anni d’età, pazienti con gravi nefropatie”, oltre che "gli
utilizzatori e, se del caso, i pazienti, devono essere informati delle
precauzioni di impiego da osservare".
Comunque nonostante
quanto detto a tuttoggi l’amalgama é il materiale più largamente usato dai dentisti
di tutto il mondo per il restauro dei denti posteriori.Si calcola che ogni anno nel mondo vengano eseguiti 500 milioni di
restauri con questo materiale e 200 milioni nei soli Stati Uniti. Il
problema dato dall’amalgama e che questa stabile per anni, poi ad un
certo punto inizia a rilasciare ppm di metilmercurio.Vernici contenenti
mercurio sono state bandite perché producevano vapori di mercurio dai
2 ai 3 microgrammi/m3.
Otturazioni ad amalgame producono da
6 a 150 microgrammi/m3.
Il mercurio rilasciato dalle amalgame è paragonabile ad
una fontana che perde lentamente riempendo dei vasi comunicanti, non
appena uno o più di questi sono riempiti appaiono i primi sintomi. Il mercurio, così
come gli altri metalli pesanti, non viene espulso dall’organismo dalle
sue vie di fuga: urine, sudore, feci. Il Mercurio si deposita
nell’organismo, specie nei tessuti molli, alterando le normali funzioni
soprattutto nel SNC (Sistema Nervoso Centrale) provocando depressione,
paure, allucinazioni, perdita di concentrazione, irritazione, perdita di
memoria. Il mercurialismo cronico provoca una sintomatologia esattamente
sovrapponibile alla sclerosi multipla. Inoltre tutti i metalli (quindi
anche le amalgame) immessi nella bocca, producono facilmente ed in molti
casi un "cortocircuito" elettronico delle terminazioni nervose
(sensori) che sono sulla parete della mucosa buccale, in quanto essi sono
costantemente presenti in ambiente umido e molto spesso bagnato da liquido
leggermente acido e salino, ottimo conduttore delle energie bio
elettroniche, quindi la risultante è come vi fossero cortocircuiti fra
terminazioni nervose della mucosa, lingua, palato, gola; i metalli
presenti modificano anche il pH della saliva. Il metilmercurio interagisce
con molte delle attività enzimatiche, spiazzando i coenzimi metallici.
Questo si evidenzia quando si scopre una carenza di Ferro, Rame, Zinco
come conseguenza si hanno
gravi disturbi nella funzione enzimatica e nella sintesi dell’emoglobina. |