| d-ROMs TEST | ||
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loro continuo ed incessante movimento, gli elettroni che circondano il
nucleo di un atomo non seguono traiettorie circolari o ellittiche, come
le orbite dei pianeti, ma delimitano aree ben precise denominate
orbitali. Ogni orbitale può "ospitare" al massimo due elettroni e ciò conferisce all'atomo di appartenenza caratteristiche di stabilità o inerzia chimica. I radicali liberi dell'ossigeno sono atomi singoli o raggruppati, uno dei quali, almeno, appartiene all'ossigeno e possiede uno o più elettroni "spaiati" in uno dei suoi orbitali più esterni. La presenza di elettroni spaiati è responsabile della particolare "instabilità" dei radicali liberi che, pertanto, tendono a reagire praticamente con qualsiasi molecola organica vengono a contatto (es. glicidi, lipidi, amminoacidi, proteine, nucleotidi etc) all'interno della cellula. Quando ciò accade, da questa interazione vengono generati dei "sottoprodotti", i derivati o metaboliti reattivi dell'ossigeno(Reactive Oxygen Metabolites, ROM). Questi ultimi, essendo dotati di un discreto potere ossidante, possono continuare ancora a danneggiare la cellula che, pertanto, cerca di liberarsene versandoli in circolo. Qui, i ROM possono ancora attaccare le cellule che rivestono i vasi sanguigni (endotelio) e le proteine che veicolano i trigliceridi e il colesterolo (lipoproteine) ogni qualvolta il pH ematico si abbassa di poche unità (acidosi). In tali condizioni, infatti, il ferro dapprima legato alle proteine plasmatiche viene liberato ed agisce da catalizzatore in una reazione in cui alcuni di questi ROM, gli idroperossidi (ROOH), sono scissi in due tipi di radicali liberi, il radicale alcossile e il radicale perossile, i mediatori finali del danno ossidativo. Per questo loro comportamento, gli idroperossidi, un gruppo numeroso di sostanze appartenenti ai ROM, sono stati definiti i marcatori e gli amplificatori del danno da radicali liberi. Il loro dosaggio è oggi possibile tramite il d-ROMs test. Nel d-ROMs test, i ROM (principalmente gli idroperossidi) contenuti nel sangue da analizzare, in presenza di ferro (liberato dalle proteine plasmatiche da un tampone acido, il reagente R2 del kit), generano, per la cosiddetta "reazione di Fenton", radicali alcossilici (R-O*) e perossilici (R-OO*) che, reagendo con un'ammina aromatica sostituita (A-NH2, contenuta in una miscela cromogena, il reagente R1 del kit), ossidano quest'ultima trasformandola in un derivato colorato in rosa ([A-NH2*]+), secondo le reazioni: 1A) R-OOH + Fe2+ => R-O* + Fe3+ + OH- 1B) R-O* + A-NH2 => R-O- + [A-NH2*]+ Per i radicali alcossilici 2A) R-OOH + Fe3+ => R-OO* + Fe2+ + H+ 2B) R-OO* + A-NH2 => R-OO- + [A-NH2*]+ Per i radicali perossilici Tale derivato, infine, viene quantificato fotometricamente. Infatti, l'intensità del colore sviluppato sarà direttamente proporzionale alla concentrazione dei ROM (in accordo con la legge generale della fotometria di Lambert-Beer).La procedura per l'esecuzione del d-ROMs test è estremamente semplice in quanto è disponile un kit comprensivo di tutto l'occorrente per l'analisi. In pratica, 20 mL di sangue intero, ottenuti mediante prelievo capillare dal polpastrello di un dito, sono disciolti nel reagente R1 (tampone) al quale si aggiunge, infine, il reagente R2 (cromogeno). La soluzione ottenuta viene dapprima centrifugata, per separare la componente corpuscolata del sangue, e poi sottoposta a lettura fotometrica. Il valore di riferimento del test, determinato su un campione di circa 5.000 soggetti sani, è compreso fra 250 e 300 U CARR, indipendentemente dal sesso e dall'età. Tuttavia, i neonati presentano valori sensibilmente più bassi, le gravide più alti. Valori superiori a 300 U CARR configurano, dopo una fascia border-line (301 - 320 U CARR), livelli progressivamente crescenti di stress ossidativo.
lI test e’ molto semplice.
Si effettua utillizzando una goccia di sangue capillare. Consente
la determinazione della concentrazione a livello plasmatico di radicali
liberi. Il
d-ROMs test si
basa sulla capacita’ che hanno i metalli di transizione, una volta
liberati dalla forma chelata a proteine di trasporto e di deposito in
cui di norma si trovano nel plasma e nelle cellule, di catalizzare
reazioni di formazione di radicali liberi secondo la reazione di Fenton.
I
radicali prodotti, la cui quantita’ e’ direttamente proporzionale
alla quantita’ di perossidi presenti nel plasma, vengono intrappolati
chimicamente da molecole di un derivato aromatico che li trasformano in ioni ed assumono loro lo stato di
radicali liberi dando luogo ad una colorazione valutabile
fotometricamente .Il
d-roms test quantizza
lo stato di ossidazione ematico in termini di u.Carr (unita’ Carratelli) dal
nome dell’inventore della metodica. Il valore di 1
u.Carr
corrisponde ad una
concentrazione di perossido di idrogeno di 0,08 mg%. |
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VALORE
DI RIFERIMENTO: 250 - 300 U.Carr
VALORE SOGLIA BORDER LINE : 300 - 320 U.Carr CONDIZIONE DI LIEVE STRESS OSSIDATIVO : 320 - 340 U.Carr CONDIZIONE DI STRESS OSSIDATIVO : 340 - 400 U.Carr CONDIZIONE DI FORTE STRESS OSSIDATIVO : 400 - 500 U.Carr FORTISSIMO STRESS OSSIDATIVO : OLTRE 500 U.Carr |
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valori inferiori a 250 U.Carr si possono riscontrare |
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in pazienti con trattamento cortisonico od antiossidante
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| BAP TEST |
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Nel
plasma è identificabile una vera e propria "Barriera Antiossidante",
alla cui costituzione contribuiscono sostanze sia assunte dall'esterno
con l'alimentazione (es. carotenoidi, ascorbato, vitamina E, ecc.) che
prodotte dall'organismo (es. GSH, proteine, bilirubina, acido urico,
ecc.). Ognuno di questi componenti, essendo in grado di "donare",
sebbene in diversa misura, elettroni, blocca la potenziale lesività dei
radicali liberi, la cui reattività è proprio legata alla particolare
"carenza" di queste piccole particelle negative. Il BAP test consente di determinare l'efficienza della Barriera Antiossidante Plasmatica in termini di attività ferro-riducente. Il valore ottimale è 2200 m Eq/L. Valori inferiori a tale limite segnalano un deficit dei sistemi di difesa antiossidanti. Grazie a questi due test è possibile porre una diagnosi di laboratorio di stress ossidativo estremamente precisa ed affidabile, ove le due componenti contrapposte, quella pro- ed anti-ossidante possono essere valutate distintamente. Inoltre si può stabilire in tempo reale se lo Stress Ossidativo è dovuto ad un aumentata produzione e/o ad una ridotta capacità di eliminazione dei radicali liberi. In questo modo anche il monitoraggio della terapia antiossidante può poggiarsi su basi più solide e uscire dalla fase empirica in cui spesso viene a trovarsi.
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PER SAPERE DOVE EFFETTUARE I TESTS SULLO STRESS OSSIDATIVOCONTATTARE LADiacron International s.r.l.
Via Zircone, 8 - 58100 - Grosseto - Italy
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